La rivista Adbusters ha pubblicato un interessante articolo scritto da Jeffrey Andreoni sulla felicità nei giorni d'oggi. Nell'articolo l'autore fa un paragone con suo nonno e se stesso: il suo antenato aveva molto meno, ma poteva essere felice perché non era concentrato nell'avere ma bensì nell'essere. E l'articolo, infatti, si conclude con una esortazione dell'autore: "Quindi, come possiamo trovare la felicità che ha eluso la nostra generazione? Drogandoci delle trovate (commerciali, nda) che difendono lo status quo oppure sconfiggendo chi ci deruba della nostra essenza singolare e unica. Sii unico. Usa le tue mani. Crea".
Non posso che essere d'accordo. La società consumistica nella quale viviamo vive di questa mancanza di originalità. Nessuno crea, nessuno scrive o cerca di ragionare. E il meccanismo che scatta è quanto di più semplice e malefico possibile: se non crei, se non ragioni allora devi accettare incondizionatamente quello che ti propongono. E a quel punto tu non conti più niente, perché devi assumere tutto quello che vuole la televisione, la politica, le pubblicità. E anche il tuo essere creativo né risente: perché quando ti affidi agli altri saranno gli altri che creeranno per te. Per farvi capire meglio questo concetto vi propongo un esempio, o forse due.
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