La rivista Adbusters ha pubblicato un interessante articolo scritto da Jeffrey Andreoni sulla felicità nei giorni d'oggi. Nell'articolo l'autore fa un paragone con suo nonno e se stesso: il suo antenato aveva molto meno, ma poteva essere felice perché non era concentrato nell'avere ma bensì nell'essere. E l'articolo, infatti, si conclude con una esortazione dell'autore: "Quindi, come possiamo trovare la felicità che ha eluso la nostra generazione? Drogandoci delle trovate (commerciali, nda) che difendono lo status quo oppure sconfiggendo chi ci deruba della nostra essenza singolare e unica. Sii unico. Usa le tue mani. Crea".
Non posso che essere d'accordo. La società consumistica nella quale viviamo vive di questa mancanza di originalità. Nessuno crea, nessuno scrive o cerca di ragionare. E il meccanismo che scatta è quanto di più semplice e malefico possibile: se non crei, se non ragioni allora devi accettare incondizionatamente quello che ti propongono. E a quel punto tu non conti più niente, perché devi assumere tutto quello che vuole la televisione, la politica, le pubblicità. E anche il tuo essere creativo né risente: perché quando ti affidi agli altri saranno gli altri che creeranno per te. Per farvi capire meglio questo concetto vi propongo un esempio, o forse due.
Su Facebook ci sono alcune pagine in cui delle persone (o spesso solamente una) propongono degli articoli di "informazione alternativa" agli iscritti della pagina che commentano non sapendo nemmeno chi ha scritto gli articoli, e credendo di essere fuori dalla massa nonpensante soltanto perché leggono, pubblicano o condividono quegli articoli. Ma questo è atrocemente sbagliato! Non è soltanto la morte dello spirito critico, appaltato ad altri, ma è mancanza di creatività. Io quando scrivo una poesia, un testo o un articolo entro in conflitto con me stesso, il mio essere esce fuori dall'appiattimento della società consumistica e si sente bene se scrivo qualcosa di dolce al mio cuore, male se scrivo delle ingiustizie... Semplificando il concetto, non vi è mai capito scrivendo una lettera d'amore, o un messaggio importante, di dovervi fermare per un attimo o ricominciare il giorno successivo perché "era troppo per il vostro cuore"?
Sono convinto che scrivere, leggere, creare, essere artisti sia un modo per fuggire dalla monotonia ed essere felici.
Nota l'immagine di questo articolo è di Coldone, puoi visitare il suo profilo su Deviantart. Se vuoi utilizzare questa immagine devi attenerti alla Licenza Creative Commons esposta sul sito dell'autrice.
Grazie! Mi piace il tuo post!
Jeffrey Andreoni
Scritto da: Bezdomny | mercoledì, 06 ottobre 2010 a 08:05 m.