C'era una volta l'Italia. L'Italia della giustizia sociale, della sanità e dell'educazione gratuita, delle riforme, dei referendum. Era un'Italia laica, certo anche cristiana ma così fondamentalista come oggi, un'Italia dove i cittadini avevano deciso sull'aborto, sul divorzio, sul no al nucleare. Era un'Italia capace di grandi cose e piena di cultura e persone splendide. Fabrizio de Andrè, Pasolini, Berlinguer, Totò, Rino Gaetano, Pertini, Gramsci, Carducci e ne potrei nominare tanti altri. Persone con degli ideali e, prima di tutto, delle idee. Era un'Italia curiosa, estroversa, romantica, dolce, innamorata. L'Italia dell'Amore libero, del sessantotto, dei Beatles e di Battisti. C'era una volta un'Italia che non ho mai conosciuto, perché sono giovane e perché da anni e anni questa Italia ha sperimentato un triste declino.
Non ci sono solo Berlusconi e Bossi, il declino del quale sto scrivendo è un declino culturale. Una cultura che cercava i significati al di là dello specchio. Oggi percepisco nei miei concittadini tanto egoismo e menefreghismo. E se è vero, e lo è, che i politici sono lo specchio della società, Bossi è l'espressione di questo egoismo: oggi viene rivalutato dalla pseudo-cultura dominante come democratico, riformista e blabla, mentre ieri (e così rimane) sbraitava contro i meridionali che chiamava terroni, spacciava banconote di una fantomatica repubblica padana (tutto in minuscolo, sì) fino ad arrivare a fare un discorso al "popolo padano" in cui decretava l'indipendenza del nord. Questo essere infido, assieme al suo comare Silvio, ha saputo portare l'Italia verso la dittatura dell'ignoranza.
E allora? Allora io non ci sto. C'era una volta l'Italia, perché oggi non c'è più. Oggi le strade sono piene di persone lobomotizzate, che camminano come macchine, sorde alla musica e insensibili ai profumi. Un po come i tempi moderni di Charlie Chaplin, con la differenza che tutto questo lo abbiamo reso possibile noi con la nostra indifferenza. Allora ci vuole una rivoluzione culturale e magari anche fisica, spazzar via la mentalità del potere, spazzar via una generazione marcia che crede soltanto alle chiacchiere di un miliardario e alle offese di un secessionista.
Durante la campagna elettorale hanno sospeso i talk show, e subito tutte le persone di uno pseudo centro-sinistra si sono allarmate. Hanno urlato "censura all'informazione!" "l'informazione è morta!". Parlare di morte dell'informazione riferendosi ai talk show mi sembra esagerato. Questi talk show, infatti, non sono altro che palcoscenici per una cerchia strettissima di politici. Sempre gli stessi. C'è Di Pietro che da del mafioso a Berlusconi, quest'ultimo che lo accusa di essere un giustizialista, Rutelli ormai approdato al quinto partito, Casini che si esercita ad un poco riuscito ruolo del terzo incomodo. Purtroppo la rivoluzione culturale non parte da Santoro, Floris o Vespa. Perché anche loro sono un ingranaggio di questo sistema perverso.
C'era una volta l'Italia, e ci sarà di nuovo.
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Tristissima ma quanto mai veritiera analisi :(
Scritto da: Lucia | martedì, 20 aprile 2010 a 02:07 m.
Ciao Ettore :) Anche tu appassionato di Chaplin? Io tempo fa ho scritto una tesina su di lui per un esame... ne rimasi ammaliata :P
Scritto da: rossaro | mercoledì, 21 aprile 2010 a 02:26 p.
Ciao RossaRO! Ma è semplicemente favoloso Chaplin. Per quale esame? (e se posso che cosa studi)
Scritto da: Esperanto | mercoledì, 21 aprile 2010 a 02:35 p.