Trovare analogie tra Mussolini e Berlusconi è facile. Ancora di più lo è tra il Presidente del Consiglio e Hitler. Disprezzo per il parlamento, per la giustizia (il processo breve mi ricorda tanto il processo agli oppositori politici nella Germania nazista), per ogni forma di democrazia pluripartitica e costituzionale. E queste sono cose che si dicono, così, per alzare la voce e forze credere di prendere qualche voto in più. Ma così non è: questa non è soltanto propaganda contro Berlusconi, ma bensì la dura e difficile verità sull'Italia. Ovvero di come, dopo anni e anni di lavoro per cambiare culture, sogni, leggi e quant'altro, Berlusconi sia diventato il Capo supremo, il Dittatore di una nazione che è diventata cosa sua, e soltanto sua. Sia chiaro, tutto questo non è successo con le armi. Quando il Berlusconi è "sceso in campo" lo ha fatto con tante bugie e tanto controllo mediatico. Grazie a i suoi soldi è entrato pian piano nelle teste degli italiani, proclamandosi salvatore di un'Italia dove la corruzione era insita nei parlamentari.
Lobomotizzando le menti e i sogni degli italiani è riuscito a costruirsi una reputazione di persona democratica che vuole soltanto il bene del (suo) Paese. Ogni tanto cambiava qualche legge a suo favore, poi ha aperto, con savoir-fair, le porte della sua coalizione a frange razziste, antimeridionali, neofasciste, mafiose, corrotte del panorama politico italiano. Sempre con il sorriso (o forse il gigno) sul volto ha deciso che alcuni partiti politici andavano eliminati (inserendo lo sbarramento che ha così permesso di annullare il voto di più del 10% degli italiani. Poi ha iniziato una campagna politica, ha cercato di dare significati al suo progetto. E così, non potendo dire che del prossimo non gli importa nulla, ha deciso che il prossimo più povero era cattivo. Proletari, migranti, studenti del terzo stato e così via erano un costo per la società. L'Italia agli italiani, ha detto. Soprattutto a quelli figli di papà, raccomandati, di parlata lombarda e che fossero delle pecore asservite al suo progetto dittatoriale. Ora è arrivato al passaggio finale, quello di eliminare le elezioni. Sono convinto che presto lo farà, entro un anno o due. Sempre con quel suo controllo e modo di fare. E dubito che i miei concittadini capiranno. Dubito che capiranno che se qualcuno non si presenta con mitragliatrice e berretto alla romana può essere un dittatore lo stesso. Un dittatore liberista che lavora per il suo tornaconto
Condivido sul mio Facebook.
Scritto da: Gabriele | domenica, 28 febbraio 2010 a 03:14 p.
bisognerebbe introdurre la "pena di morte una tantum " solo per liberarsi democraticamente e "civilmente" del nostro premier !
Scritto da: andrea | domenica, 28 febbraio 2010 a 08:50 p.
@Gabriele - Grazie
@Andrea- il problema è la cultura del berlusconismo e del populismo che dilaga in Italia, bisogna fare una rivoluzione culturale :)
Scritto da: Esperanto | domenica, 25 aprile 2010 a 05:54 p.