Anche oggi eccomi con una nuova rubrica del blog, che uscirà ogni Domenica. La critica cinematografica con Esperanto! Cinema. Questa settimana inizio con un film cult negli ambienti pseudo-antagonisti negli Stati Uniti. Regia di Goran Dukic, regista croato che è diventato famoso proprio per questo film, ma che vanta 10 riconoscimenti.
Il film racconta la vita in un aldilà immaginario come se fosse la vita di tutti i giorni, solo più monotona e dove è impossibile ridere. Questo aldilà, governato da uomini vestiti in bianco, è riservato soltanto ai morti per suicidio. Il protagonista, Zia (alias Patrick Fugit), è stato lasciato dalla ragazza, Desiree (alias Leslie Bibb), e così decide di tagliarsi le vene. Nell'aldilà viene a scoprire che anche la sua ex si è suicidata, ma si innamora di Mikal (interpretata dalla bella Shannyn Sossamon)...
[Da qui partono i particolari e la critica, quindi per chi si vuole vedere il film...si sconsiglia la lettura]
...comunque si deciderà in un primo momento alla ricerca della sua amata Desiree che però non troverà così facilmente. La sua traversata "on the road" nel mondo dell'aldilà è accompagnata dal suo nuovo amico russo Jim che ha la fortuna di avere una macchina (seppur non in ottime condizioni). Sulla strada troveranno Mikal che, da ragazza un po hippie, sta facendo l'autostop alla ricerca dei capi, perché, sostiene, che il suo sia un fraintendimento.
L'inizio del film mi ha colpito particolarmente: la scena comincia con Zia che, risvegliatosi da una notte evidentemente infelice, sistema la sua camera con attenzione ai particolari e togliendo ogni minima traccia di polvere. Poi, con calma, va in bagno dove si suicida tagliandosi le vene.
La ripresa e la scenografia sono semplici, non si dedicano alla drammatizzazione della scena (come si usa fare) ma piuttosto alla rappresentazione della sua fredda malinconia. La musica, che sarà poi tutta la colonna sonora del film, rimarca questo stato di malinconia che porta alla morte quasi con naturalezza. Si verrà a scoprire nel film inoltre, che la colonna sonora è scritta da un altro suicida, Jim, che accompagnera Zia nella sua on the road. Le cosidette storie comuni che si intrecciano. Proprio quando sta morendo, però, che Zia si accorge che c'è un po di polvere per terra...allorché cerca di soffiarla via...
Ed è proprio la colonna sonora che accompagna Zia per tutto il resto del film. Ed è proprio una cosa detta da Jim e da Erik (personaggio che incontrerà più in la nella storia), <<fregatene>> che è la "morale" del film.
Già. Fregarsene. Perché nella vita (e anche nella non-vita dopo la morte) le <<cose funzionano così: più te ne freghi e più accadono>>. Anche le magie. E una magia infatti accadrà, Zia nella ricerca spasmodica di Desiree si innamorerà di Mikal, la hippie morta di overdose che a sua volta cerca "gli uomini vestiti in bianco" ovvero i capi dell'aldilà per suicidi.
Così nella vita, a volte, dobbiamo andare avanti, lasciando che il tempo faccia la storia. E senza impuntarci su qualcosa, o qualcuno, perché poi tutto nasce dalla essenza della nostra vita. Ed è proprio quando tutto e buio, o noi siamo dentro a ogni particolare di una storia che si trova nel limbo del nostro passato, che altre mille magie possono accadere.
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