Leggo e posto il comunicato stampa dei Carc del 26 Ottobre 2009.
Oggi si è svolta ad Ancona la seconda udienza del processo contro Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del Partito dei CARC e Massimo Amore, Responsabile Nazionale dell’Associazione Solidarietà Proletaria accusati di aver diffamato il PM Paolo Giovagnoli chiamandolo “novello Torquemada” e “persecutore di comunisti”.
Durante l’udienza i due compagni hanno denunciato che Giovagnoli ha aperto un’inchiesta per “associazione sovversiva con finalità di terrorismo” contro la carovana del (n)PCI dopo che le sette precedenti sempre con la stessa accusa si erano concluse tutte con un nulla di fatto; che l’ha tenuto aperta per ben cinque anni sperperando centinaia di migliaia di euro; che questa inchiesta si è conclusa con una sentenza di “non luogo a procedere”, cioè che non c’erano le condizioni neanche per aprire un processo. Che cos’è questa se non una vera e propria persecuzione?
Hanno denunciato che Giovagnoli ha fatto aprire il procedimento per diffamazione quando ha intuito il possibile fallimento della sua inchiesta per associazione sovversiva allo scopo di continuare (e far continuare) la sua opera di persecuzione politica: oltre a quello in corso, infatti, nei giorni scorsi il PM Gubinelli Paolo del Tribunale di Ancona ha aperto una nuova inchiesta, sempre per diffamazione di Giovagnoli e sempre a seguito di una denuncia di quest’ultimo, contro Enrico Levoni, all’epoca membro del P.CARC, perché intestatario della casella di posta elettronica dal nostro partito da cui è stato spedito il dossier di denuncia sul Gruppo franco-italiano per il terrorismo e le minacce gravi. Un gruppo che lo stesso Giovagnoli aveva messo in piedi, con giudici italiani e francesi, dirigenti della polizia politica e dei servizi segreti italiani e francesi, membri dei due governi, calpestando il dettato costituzionale dell’indipendenza del potere giudiziario da quello esecutivo! Un gruppo che vantava “illustri” componenti come, uno per tutti, Francesco Gratteri, il macellaio della scuola Diaz al G8 di Genova nel 2001. Dopo aver violato la Costituzione e tramato nell’ombra, Giovagnoli pretendeva anche che le sue manovre passassero sotto silenzio?
I due compagni hanno concluso ribadendo che “in realtà siamo noi ad essere stati diffamati dal PM Giovagnoli: per ben per cinque anni infatti ha condotto un’inchiesta per associazione sovversiva con finalità di terrorismo contro il (n)PCI, il P-CARC e l’ASP, additandoci a mezzo stampa agli occhi dell’opinione pubblica come ‘terroristi’, ordinando decine e decine di perquisizione, sequestrando il nostro materiale (computer, telefonini, documenti) e trattenendolo per anni, emettendo commissioni rogatorie internazionali, facendoci spiare e seguire, infiltrando il P-CARC con due spioni (Foglia e Cancello), ordinando varie operazione poliziesche e di intimidazione contro di noi e contro compagni a noi vicini”.
Entrato alla chetichella da un ingresso secondario, Giovagnoli si è presentato per la prima volta in aula. Dopo aver recitato la parte della vittima offesa, ha annunciato di aver sporto anche un’altra denuncia per diffamazione oltre a quelle contro Pietro Vangeli, Massimo Amore ed Enrico Levoni: avrà denunciato le oltre 7.500 persone, tra cui intellettuali e politici come Dario Fo, Margherita Hack, l’ex on. Diliberto, Haidi Giuliani, che hanno firmato il nostro appello “No alla persecuzione dei comunisti” in cui definiamo Giovagnoli un persecutore di comunisti e un “novello Torquemada”?
Il PM ha chiesto una condanna a 20 giorni di carcere, l’avvocato di Giovagnoli un risarcimento 15.000 euro. La dott.ssa Moscaroli, il giudice monocratico titolare del processo che alla scorsa udienza non si era neanche presentata perché “impegnata in un corso”, dopo neanche mezz’ora dalla conclusione del dibattimento ha pronunciato la sua sentenza, una sentenza che evidentemente era già scritta: i due compagni sono stati condannati a pagare 1.500 euro ciascuno di sanzione penale, 20.000 euro come risarcimento a Giovagnoli e le spese processuali. Visto che non sono riusciti a mettere fine all’attività della carovana del (n)PCI con le inchieste per associazione sovversiva e gli arresti, le perquisizioni, i sequestri e le intimidazioni ad esse associate, adesso provano a strozzarci economicamente! Allo stesso modo in cui la banda di criminali che siede al governo del nostro paese e i suoi servitori in toga cercano di intimidire e dissuadere lavoratori, studenti, disoccupati e quanti lottano per non pagare la crisi dei padroni con la condanna a multe salate per blocchi stradale, occupazione di suolo pubblico, manifestazione non autorizzata, ecc.
Per tutta la mattina davanti al Tribunale si è tenuto un combattivo presidio con slogan, canti di lotta, comizi e bandiere rosse. Erano presenti circa trenta compagni e simpatizzanti del P.CARC, dell’ASP, del Sindacato Lavoratori in Lotta. Un gruppo di compagni è entrato nell’aula dove si svolgeva l’udienza per protestare contro la persecuzione dei comunisti e in solidarietà con i compagni sotto processo; quando sono stati espulsi hanno continuato a lanciare slogan nel cortile del Tribunale! Numerosi lavoratori, studenti, pensionati e casalinghe si sono fermati al banchetto di propaganda allestito al mercato all’aperto nei pressi del Tribunale per firmare l’appello NO alla persecuzione dei comunisti, per prendere i nostri volantini e comprareResistenza, per esprimerci la loro simpatia e solidarietà, per incitarci ad andare avanti a testa alta!
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