Ripubblico un'intervista che avevo già postato in un altro blog. Simone Piazzesi è un autore emergente, un ragazzo sulla trentina, che man mano si sta affermando nella rete e nelle librerie. Ha scritto diversi esperimenti come il libro "Topo Oreste e la grande città" e "Il giorno che vidi il tuo volto", tutti acquistabili sul sito dell'autore. Penso sia molto bello leggere le sue parole che, passando dai grandi del passato come Sbarbaro, guardano al futuro con gli occhi dei sognatori.
ESPERANTO: Simone Piazzesi. Scrittore
per passione, per bisogno o per vocazione?
SIMONE PIAZZESI: Sicuramente
per passione e forse un po' anche per vocazione visto che mi è
sempre piaciuto scrivere, fin da piccolo. Se per bisogno intendi
bisogno economico, è ovvio che quello c'è sempre, ma vivere di
scrittura è un privilegio che si possono permettere in
pochi.
ESPERANTO: Che cosa fa' poi uno scrittore?
SIMONE
PIAZZESI: Diciamo che non basta scrivere per essere uno scrittore.
Bisogna avere qualcosa da dire, qualcosa di profondo, magari di
innovativo o che incida sulla realtà in qualche modo. E poi bisogna
saperlo scrivere. Sembra un'ovvietà, ma oggi persino giornalisti
affermati sbagliano i congiuntivi o scrivono con errori ortografici.
La forma, nella scrittura, vale almeno quanto il contenuto. Di
Fenoglio ne nasce uno ogni secolo, mentre invece oggi tutti credono
di poter manipolare la lingua come vogliono in nome dell'
"originalità".
ESPERANTO In un altra tua intervista
hai detto "Penso che in definitiva si scriva perchè ci dà
piacere". A quale piacere ti riferivi?
SIMONE PIAZZESI
Al piacere quasi fisico della creazione, proprio nel momento in cui
butti giù qualcosa e dai forma a idee che hai in testa. E' un
piacere, una soddisfazione che dura durante e dopo aver finito
l'opera. Ma forse più durante.
ESPERANTO Scrivi per te stesso
o metti in conto anche il tuo lettore?
SIMONE PIAZZESI Sartre
diceva che l'opera dello scrittore finisce nel momento in cui viene
letta da qualcuno. Direi che il riscontro dell'altro è fondamentale,
dà un piacere particolare e aiuta a crescere se il lettore fa
appunti o critiche. Però non è indispensabile. Si scrive anche per
se stessi, senza porsi il problema del potenziale lettore.
Personalmente detesto quegli scrittori che scrivono esclusivamente
per il pubblico, per compiacerlo e riceverne riscontri positivi. E
purtroppo alcuni hanno molto successo e si vantano persino di questo
"metodo" di scrittura, quasi una forma di marketing. Penso
a Ken Follet o altri grandi best seller...
ESPERANTO Sei
laureato in lettere. Che influenza hanno i grandi artisti del passato
nella tua scrittura?
SIMONE PIAZZESI Gli scrittori di un
passato recente, diciamo il '900 soprattutto italiano, mi influenzano
parecchio, perchè poi sono la mia lettura principale. I grandi del
passato lasciano sempre qualche sedimento dentro, magari non
esplicito ma che fermenta.
ESPERANTO Il nome del tuo libro
pubblicato da Nicola Pesce Editore è "Topo Oreste e la grande
città". Nella tua prefazione lo descrivi come un libro di
Amore, amicizia e solidarietà. Non si è ormai detto abbastanza di
amore? In che modo Topo Oreste Ama? Pensi che amore e amicizia
possano andare in conflitto tra di loro?
SIMONE PIAZZESI Dopo
due millenni di letteratura in teoria si è già detto abbastanza di
tutto. L'importante è come si parla delle cose, cercando
possibilmente vie nuove. Topo Oreste ama in modo molto particolare,
perchè il suo è un amore inusuale, diciamo "diverso". Ma
non posso svelarti troppo. Amore e amicizia sono due sentimenti che
possono assomigliarsi, e che proprio per questo possono entrare in
conflitto. Mi riferisco al classico caso in cui le due parti si
trovino uno sul versante dell'amore e l'altro su quello
dell'amicizia.
ESPERANTO E' uscita anche una versione ad
immagini del tuo libro. Come mai questa scelta?
SIMONE
PIAZZESI Perchè un libro indirizzato ai ragazzi trova nelle
illustrazioni un suo compimento, visto che l'aspetto visivo e
immaginifico è molto più forte nei piccoli lettori. Anche se ho
scoperto, presentando la prima edizione non illustrata a classi delle
elementari, che alcuni apprezzano la mancanza di illustrazioni. La
vedono come un limite in meno rispetto alla loro capacità di
immaginare la storia "a briglie sciolte".
ESPERANTO
Ora vorrei entrare in un ambito un po' dedicato: gli scrittori
esordienti. Dimenticati dalle grosse case editrici? Come mai? E' vero
che, come si dice, c'é tanta "scrittura spazzatura"?.
SIMONE
PIAZZESI Che ci sia tanta scrittura spazzatura è indiscutibile, ma
questo prescinde dall'essere giovani scrittori. Purtroppo "scrivono
coi piedi" anche tanti autori iper-sponsorizzati dalle grandi
case editrici e che solo per questo vendono migliaia di copie. Non
sono però d'accordo sul fatto che le case editrici, di tutte le
dimensioni, ignorino gli esordienti: i manoscritti vengono letti,
magari con tempi lunghi, ma non sono ignorati. Ovviamente c'è sempre
un po' di "paura di rischiare" nel pubblicare un
esordiente, ma se uno scrittore vale, sono convinto che prima o poi
viene notato.
ESPERANTO Ci sono tantissimi libri editi in
Italia. Come mai avremmo bisogno di "Topo Oreste e la grande
città"?
SIMONE PIAZZESI Posso dire solo che tutti quelli
che finora l'hanno letto sono rimasti molto soddisfatti. Quindi un
motivo potrebbe essere che non si rischia di buttare via soldi,
qualche oretta di piacevole lettura è assicurata.
ESPERANTO
Ultima domanda: sono più importanti i sogni e le aspettative dello
scrittore o del lettore?
SIMONE PIAZZESI Sono due cose
distinte. Come dicevo uno scrittore non può basare la sua opera su
quello che si aspetta il lettore, sarebbe un falsare il processo
creativo. Ciò non toglie che le aspettative del lettore sono
importanti e sono quelle che poi alla fine giudicano il libro, nel
bene o nel male.
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